Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Il voto nella città-stato di Amburgo ha avuto un esito largamente attesto ma non meno significativo: una durissima sconfitta per l’Spd al governo. Sfavorevoli alla sinistra sembrano anche le previsioni per le elezioni politiche previste a marzo prima in Spagna e poi in Grecia. Si voterà poi per il primo parlamento dell’Europa a 25. E si riproporrà un tema cruciale per lo sviluppo della costituzione europea, la definizione di attori politici di livello continentale, tali da animare un dibattito politico di respiro europeo. Da un lato la complessa "digestione" del grande allargamento, dall’altro lo sviluppo istituzionale dell’Unione nei fatti lo reclamano.
Ma siamo ancora assai lontani da questo punto di approdo. Stanti i rapporti di forza che sembrano delinearsi, per il Ppe il traguardo è la maggioranza assoluta, per il Pse, l’altra grande "famiglia" politica continentale, l’obiettivo è limitare i danni in attesa di ripensare profondamente la propria identità, di fronte ad un processo di progressiva erosione culturale e politica prima ancora che elettorale. La perdita di smalto della composita famiglia del Pse lascia aperti ulteriori spazi nel centro-sinistra, dai Verdi ad una variegata galassia post-comunista, ai partiti liberaldemcoratici. Questi, che tradizionalmente hanno costituito (da ultimo in discreta alleanza con il Ppe) la "terza forza" dell’Europarlamento potrebbero ambire ad un maggiore spazio di iniziativa e di presenza: in questo senso alcune risposte verranno dall’esito dell’operazione della "lista unitaria" italiana dell’Ulivo.
In realtà le elezioni europee sono tradizionalmente caratterizzate da un altissimo tasso di astensionismo: l’opinione pubblica ancora non coglie il ruolo di Strasburgo, neppure nella definizione dell’agenda delle grandi questioni di portata continentale.
Ben altro il significato delle presidenziali americane, il grande appuntamento elettorale dell’anno. I temi della campagna ormai entrata nel vivo coinvolgono sempre più da vicino non solo gli elettori americani (tradizionalmente poco partecipativi, come si sa), ma l’opinione pubblica mondiale. Due tra le questioni emerse in queste settimane meritano di essere annotate: la difesa del matrimonio tra un uomo ed una donna come sola forma istituzionale che possa essere identificata come tale e le prospettive di "governo mondiale". Il fatto che tanto il presidente Bush che i suoi sfidanti democratici puntino a nuovi sviluppi nella collaborazione in particolare con i partner occidentali è un dato positivo per tutti, un elemento di fiducia e di sviluppo in un quadro mondiale sempre segnato da una difficile congiuntura economica, ma forse per questo più bisognoso di forti e condivisi punti di riferimento.” “