GIUSTIZIA: D’AGOSTINO (GIURISTI CATTOLICI), "RICORRERE ALLA CONSULTA PER FARE CHIAREZZA E NON PER SCOPI POLITICI"

Lo ‘scontro’ tra il presidente della Repubblica, Ciampi, e il titolare del ministero della Giustizia, Roberto Castelli, che non intende controfirmare il decreto di grazia per Ovidio Bompressi, è l’occasione per risolvere, presso la Consulta, la controversia sulla titolarità del potere di grazia. A pensarla così è il presidente centrale dell’Unione giuristi cattolici italiani (Ugci), Francesco D’Agostino per il quale il problema del ‘no’ a Bompressi "è giuridico prima ancora che politico". "La Costituzione – dichiara al Sir D’Agostino – su questo punto non è assolutamente chiara. E’ vero che parla di controfirma ministeriale per tutti gli atti del Presidente della Repubblica. Ma è anche vero che questo potere è specificamente presidenziale e non ha valenza politica tale da giustificare una controfirma. C’è, poi, il fatto che la legge ordinaria ha diminuito, fino a quasi minimizzare, il potere di grazia del Ministro ed ha autorizzato il Quirinale ad attivare tutte le istruttorie necessarie a questo fine". Per questo, aggiunge, "ritengo che siamo di fronte ad uno di quei casi in cui un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale sarebbe opportuno non per esasperare la polemica ma per produrre chiarezza tra i sommi poteri dello Stato". Secondo D’Agostino, "certe forme di ricorso alla magistratura, in questo caso a quella costituzionale, sono viste come un conflitto da cui escono vincitori e vinti. Mentre si deve andare dal giudice per finalità di accertamento. Un ricorso alla Consulta sarebbe auspicabile, ma in una prospettiva non politica, come è doveroso che sia. La Consulta non è un organo di mediazione politica". Circa l’atteggiamento del Guardasigilli Castelli D’Agostino ha affermato che "quello del Ministro non è giuridicamente assurdo o pretestuoso. Accanto a motivazioni giuridiche, ci saranno anche argomenti psicologici, politici, personali – spero ovviamente di no – ma al giurista non interessa se Castelli si muove per interessi soggettivi o politici. Il giurista deve chiedersi, semmai, se questo atteggiamento è illegittimo giuridicamente o ha delle motivazioni".