CRIMINALITÀ A NAPOLI: PIZZUTI (SOCIOLOGO), “NECESSARI NUOVI MODELLI CULTURALI” (2)

” “Due sono, per padre Pizzuti, le questioni urgenti per fermare la mattanza: “Innanzitutto occorre decidere cosa si vuol fare del supermarket della droga che sta a Scampia. È una domanda semplicissima, ma, al tempo stesso, è una cartina al tornasole: si vuole contenerlo, si vuole eliminarlo, si vuole convivere con esso o si ha paura dei costi sociali, interni ed esterni?”. “Mi chiedo – aggiunge padre Pizzuti – se esistano controlli efficaci per intercettare i carichi di droga che arrivano in zona: c’è, dunque, la forza di togliere la ‘licenza di spaccio’?”. Di certo, per il sociologo, sarebbero necessarie delle strategie repressive, ma un ruolo fondamentale lo gioca anche la società civile, “innalzando il livello di riprovazione sociale di queste attività criminali”. “Il camorrista dovrebbe sentirsi riprovato – precisa padre Pizzuti – dal familiare, dal vicino di casa, da chi gli sta accanto. Oltre a ciò, bisogna offrire ai giovani opportunità di aggregazione e di vita”. Necessaria, quindi, sottolinea il gesuita, “una grande opera educativa per cercare di incidere sui modelli culturali delle famiglie malavitose, di solito abituate a risolvere tutto con la violenza, attraverso i regolamenti di conti. Basti pensare alla quindicenne napoletana che ha incitato il padre ad uccidere un coetaneo perché le aveva rubato il motorino”. Per padre Pizzuti, “occorre mostrare a queste persone, attraverso una socializzazione anche religiosa, che è possibile cambiare vita e modelli di relazioni sociali, come c’insegna il cristianesimo”. “Coloro che hanno a cuore i valori e la vita – conclude il gesuita – devono riprovare i modelli sbagliati ma non isolare le persone che li adottano. Bisogna avere cura anche di Caino: ecco il valore sociale dei comandamenti, che ci aiutano a vivere in pace”.