IRAQ: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Si sta avvicinando in Iraq la data delle elezioni. In quella prospettiva è da mettere in conto una escalation della violenza, una sorta di coalizione di tutti coloro che si oppongono alla stabilizzazione. Nello stesso tempo, in positivo, è proprio verso l’appuntamento elettorale che cominciano definirsi programmi ed orientamenti per la successiva attesa definizione costituzionale del nuovo regime.
La cerimonia delle credenziali del nuovo ambasciatore in Vaticano è l’occasione di ritornare sulla vicenda dell’Iraq, in un momento decisivo. Giovanni Paolo II ha prima di tutto tenuto a sottolineare la presenza dei cristiani. Realtà antichissima, “fin dall’inizio della stessa cristianità”, oggi è una presenza a rischio. Moltissimi infatti sono stati costretti ad emigrare, sotto la doppia spinta da un lato della generale crisi del paese, dall’altro delle pulsioni estremistiche dell’integralismo islamico.
Il Papa ribadisce che invece i cattolici e la Chiesa intendono continuare ad essere presenti in Iraq e a prendere parte attiva nella costruzione “di una nazione più pacifica e più stabile”.
Di più: proprio la salvaguardia dell’antichissima presenza cristiana, costituiva della stessa nazione irachena, è la garanzia che il processo in corso vada verso la costruzione “di uno stato democratico in cui la dignità di ogni persona sia rispettata e tutti i cittadini godano di uguali diritti”.
Certamente oggi la prima sfida è quella della pace, della fine della violenza, e poi della ricostruzione, dopo un interminabile dopoguerra. Ma non meno rilevante è la sfida costituzionale e prima di tutto quella della libertà religiosa, perno e garanzia dell’affermazione dei diritti fondamentali della persona. Anzi, si può dire senza alcuna esagerazione che la partita della democrazia in Iraq sarà vinta solo a questa condizione, “sempre riconoscendo il diritto alla libertà di culto ed all’istruzione religiosa”. Tanto più che tutta l’area ha bisogno di un segnarle forte in questo senso
Certo si tratta di una partita complessa, di fronte alle diverse pulsioni integralistiche ed agli strascichi inevitabili della guerra e della presenza di forze militari occidentali.
Eppure, in Iraq come nella Palestina del dopo-Arafat, si gioca la partita della definizione una via araba o islamica alla democrazia, cioè all’affermazione di diritti umani fondamentali, in cui sia presente l’ispirazione religiosa islamica, ma senza il vincolo fondamentalista: “affinché tutti possano esprimere le convinzioni religiose profondamente radicate in tutti i suoi abitanti attraverso l creazione di una società che sia veramente morale e giusta”. È una vera e propria sfida storica, uno dei tornanti della civilizzazione mondale.