La poligamia, i matrimoni celebrati solo con i riti tradizionali ma non in Chiesa, l’attrazione delle sette, la mancanza di risorse finanziarie per il lavoro pastorale dei preti e dei catechisti, la necessità di evangelizzare i giovani ed aiutarli a superare ostacoli come l’analfabetismo, le tossicodipendenze, lo sfruttamento sessuale. Sono alcuni dei temi che interpellano la Chiesa africana in materia di evangelizzazione, così come descritti oggi da mons. Joseph Osei-Bonsu, vescovo di Konongo-Mampong (Ghana) nel suo intervento al Simposio su "Comunione e solidarietà tra l’Africa e l’Europa" in corso in questi giorni (fino al 13) a Roma, per iniziativa del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali D’Europa) e del Secam (Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar). Il vescovo ghanese ha messo in evidenza luci e ombre dell’evangelizzazione in Africa: fatti positivi come l’aumento delle vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa, anche se "stanno decrescendo in alcuni Paesi le vocazioni femminili"; il ruolo importante dei laici e dei catechisti, dell’apostolato familiare, dei mezzi di comunicazione sociale come la radio. "Ma sfortunatamente ha precisato in alcuni Paesi come in Ghana alle realtà religiose non è permesso avere delle emittenti radiofoniche". Riguardo al dialogo con l’islam ("in alcuni Paesi dove i musulmani sono maggioranza spesso i diritti dei cristiani non sono rispettati"), ha suggerito di "rispettarsi a vicenda" ma di denunciare "gli atteggiamenti scorretti e la mancanza di reciprocità nella libertà religiosa". L’arcivescovo di Kisangani (Congo) Laurent Monsengwo Pasinya ha tracciato invece il ritratto dell’"Africa della vita" contrapposta all’"Africa della morte". Tra le caratteristiche dell’Africa della vita, il forte senso di trascendenza, espresso con i tanti nomi di Dio: "Nzambe, Nzakomba, Nzaw, Ngalo, Mvidi Mukulu, Maweja, Mungu, Nzém a Mpung".