“Il progetto della nuova Europa richiede una fondazione culturale impegnativa” e “obbliga a riflettere e a trovare nuove forme perché la fede possa continuare ad essere protagonista”. Così il card. Camillo Ruini, Gran cancelliere della Pontificia Università Lateranense, intervenuto oggi alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2004-2005, durante la quale ha esortato ad “acquisire meglio i contenuti di un patrimonio culturale che nella storia ha trovato felice sintesi nel cristianesimo”. La natura “pensata come un laboratorio da cui trarre profitto”; l’uomo come “appendice della natura che la tecnica sottomette progressivamente alla sua sperimentazione”; una “concezione di Dio confusa” e “conseguente ad un sottile sincretismo che erige a metro di giudizio il sentimento” sono i risultati della “svolta epocale che sottopone i concetti basilari del vivere comune ad una lettura relativista senza precedenti”, ha denunciato il rettore della Lateranense, mons. Rino Fisichella. Un “no” deciso, quello di Fisichella, anche ad un sistema di pensiero che “togliendo la differenza tra uomo e donna” e affermando “una visione individualista ed egoista” delle relazioni mette in crisi la famiglia e “spinge a vivere soli secondo lo stile del single”. Di qui, ha rimarcato, l’esigenza di una cultura che “permetta di condurre un’esistenza eticamente conforme alle leggi della natura”. “In quanto rivoluzionario devo dire che il mondo non va nella direzione giusta”, ha osservato Lech Walesa, fondatore di Solidarnosc e presidente emerito della Repubblica di Polonia. “La costituzione della nuova Europa ha proseguito parla soprattutto di libertà. Poca solidarietà e nessun accenno a Dio”, eppure “il progresso non può essere separato dalle questioni morali e dal valore della coscienza”. “Dobbiamo affrontare con l’aiuto di Dio il progetto di costruzione della nuova Europa. Io credo in questo progetto, ma sarebbe un peccato se le nuove generazioni leggessero in modo sbagliato le sfide che stiamo vivendo”.