L’ecumenismo ha ribadito il card. Kasper “non è qualcosa di secondario”, ma una “scelta irreversibile” della Chiesa. E questa validità ha la sua radice nella “consapevolezza che la divisione dei cristiani è uno degli ostacoli più grandi per l’evangelizzazione, alla quale siamo chiamati. Non possiamo impegnarci per la pace nel mondo se contemporaneamente non ci impegniamo per l’unità e la pace fra i cristiani”. “Ovviamente ha aggiunto il cardinale in questi 40 anni il tempo non si è fermato”. “Da una parte la ricezione e la consapevolezza ecumenica nella Chiesa è cresciuta”, si sono eliminati “molti malintesi e pregiudizi” e superate “differenze del passato”. Dall’altra il cammino ecumenico è attraversato da “problemi e delusioni”, “pigrizie e ristrettezze” e forme di “attivismo superficiale”. “Tutti questi problemi ha proseguito Kasper conducono a porsi una domanda: Ecumenismo quo vadis?”. Rispondendo alle domande dei giornalisti, il card. Kasper ha parlato dell’ecumenismo recepito e vissuto dalla base (“è la nostra speranza”) e si è soffermato sulla questione del primato petrino. “La proposta che lo stesso Papa ha fatto nella Ut Unum sint sull’esercizio del primato ha detto ha avuto una eco grandissima. Abbiamo fatto un’analisi di tutte le risposte che abbiamo ricevuto e le abbiamo inviate a tutte le Chiese per avviare una seconda fase”. A fare invece il punto dei dialoghi che la Chiesa cattolica sta portando avanti con le Chiese ortodosse è stato mons. Eleuterio Fortino. Dalla Grecia a Mosca, “negli ultimi tre anni ha detto il rappresentante del Pontificio Consiglio alcune Chiese ortodosse che prima erano reticenti nei confronti della chiesa cattolica hanno instaurato nuovi rapporti”.