” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. Ci sono ben nove vittime francesi in Costa d’Avorio e l’Africa ritorna a fare notizia. Il gioco del sistema della comunicazione mondiale, tante volte denunciato con coraggio da parte dei cattolici e da tutte le persone e le organizzazioni di buona volontà direttamente impegnate sul terreno, è cinicamente chiaro. I massacri fanno notizia solo quando raggiungono soglie spaventose o mettono più o meno direttamente in causa gli occidentali. Le guerre fanno notizia solo ad intermittenza e non meritano analisi o riflessioni approfondite al di là della cronaca.
” “Insomma, ancora una volta sul grande continente campeggia la scritta "hic sunt leones": per l’opinione pubblica europea come per l’agenda politica internazionale l’Africa resta una realtà indifferenziata consegnata all’endemica violenza e alla stagnazione, se non addirittura, come sta accadendo in questi anni, alla regressione economica.
” “Continuano i massacri, come in Darfur, le guerre endemiche e ormai radicate, come nel Corno d’Africa, si combatte una vera e propria "guerra mondiale africana" con prolungati armistizi, ma senza trattati di pace, come quella che divampa da una decina di anni ormai nella regione dei Grandi Laghi. E prosegue l’interminabile catena delle guerre civili come quella che dilania da tempo la Costa d’Avorio ed ha avuto da ultimo come vittime "illustri" i nove legionari francesi. Di fronte a questo quadro geo-politico sta la realtà della povertà e delle malattie, a partire dall’Aids, senza che si intravedano orizzonti concreti di sviluppo. L’unico traguardo in cui il grande sistema della comunicazione e del consumo globalizzato ha inserito l’Africa pare sia la Coppa del mondo Fifa del 2010. per il resto sfruttamento, corruzione, endemica violenza.
” “Resta l’appello del Papa all’Angelus a proposito della situazione in Costa d’Avorio: "Tacciano le armi, gli accordi di pace siano rispettati, si riprenda la via del dialogo". È la voce della buona volontà, la voce della speranza, che si fa preghiera.
” “D’altra parte lo stesso Giovanni Paolo II, ricevendo all’inizio di quest’anno il nuovo ambasciatore della Costa d’Avorio in Vaticano, aveva scongiurato la ripresa del dialogo, "affinché il processo di riconciliazione nazionale sia proseguito e intensificato e che il dialogo delle armi faccia posto alle armi del dialogo". In questo senso aveva dichiarato la piena disponibilità della Chiesa cattolica. La testimonianza del Vangelo, aveva ricordato, è "fermento di unità e riconciliazione, vivendo e proponendo chiaramente i valori di cui il messaggio cristiano è portatore". Questo impegno irreversibile, in una situazione di progressivo deterioramento di tutti i vincoli politici, economici e sociali, resta, comunque sia, un preciso fondamento di speranza.