FIDANZATI (CONVEGNO CEI): NON SOLO UNA “CARTA PER SPOSARSI”. SAREBBE BENE CHE “I GENITORI SI DEFILASSERO”

” “Come comunicare con i fidanzati che chiedono di partecipare ai corsi prematrimoniali in parrocchia e quali sono le maggiori difficoltà che s’incontrano in questo dialogo? Sono state queste le domande alle quali si è cercato di rispondere, ieri sera, al termine della prima giornata di lavori del convegno nazionale per la presentazione del nuovo rito del matrimonio, in corso a Grosseto. Don Sergio Gianelli, parroco di Settimo Milanese e coordinatore della prima unità pastorale della diocesi di Milano, don Mario Pistilli, parroco ad Avezzano, e don Domenico Pompili, parroco di San Paolo, nella diocesi di Anagni-Alatri, hanno avuto il compito di evidenziare luci ed ombre dei corsi prematrimoniali. “Il primo luogo dove preparare bene i ragazzi al matrimonio – ha osservato don Sergio – dovrebbe essere la famiglia. Un altro luogo privilegiato di formazione è costituito, poi, dal gruppo giovanile delle parrocchie. Per quanto riguarda i corsi veri e propri, essi costituiscono un momento prezioso perché i fidanzati sono molto disponibili all’ascolto, ma si registra una certa difficoltà a pensare i contenuti di questi incontri”. Per don Gianelli, inoltre, sarebbe opportuno non chiamare “corso la preparazione, ma piuttosto accompagnamento perché si tratta di far scoprire ai giovani la bellezza della loro vocazione al matrimonio”.
Sulla socialità del sacramento del matrimonio e sulla capacità degli sposi ad essere missionari si è pronunciato don Pistilli. “In effetti – ha detto – le coppie, che si rivolgono a noi per i corsi, fondamentalmente vogliono la famosa ‘carta’ per sposarsi e non pensano a diventare missionari. Siamo noi che, prima della missionarietà, dobbiamo annunciare loro Gesù”. (segue)