"Cinquant’anni fa Trieste veniva restituita all’Italia. Ricordo i tempi della lunga attesa e quel giorno che l’amore alla patria ritornata rese indimenticabile festa di popolo. Da questa stessa cattedrale si levò la voce del vescovo Antonio Santin a rendere grazie a Dio …": è un passaggio dell’omelia pronunciata questa mattina in cattedrale a Trieste dal vescovo mons. Eugenio Ravignani, in occasione della festa del patrono San Giusto. Il vescovo ha sottolineato che "oggi Trieste è in festa, e giustamente perché celebra un evento che le ha restituito libertà e le ha consentito di scrivere nuove pagine della sua storia … vogliamo stringere nell’abbraccio del ricordo coloro che hanno vissuto con grande dignità il doloroso dramma dell’esilio, ed hanno dato alla nostra città, come ovunque nel nostro Paese o in terre lontane, forte testimonianza di fede cristiana e di sofferta fedeltà agli ideali di giustizia, di libertà e di autentico amor di patria". Mons. Ravignani ha poi aggiunto che bisogna ricordare i triestini "che nuove delimitazioni di confini avrebbero da noi separati" e che occorre anche "abbracciare i triestini che hanno lasciato la nostra città e ne portano alto il nome nel mondo. Anche questa è una memoria da onorare. Un popolo senza memoria è come un albero senza radici". Riferendosi al confronto politico in atto su scala locale, ha così concluso: "… nulla mai si potrà costruire se alle pregiudiziali contrarietà non si opporrà la ricerca di una intesa forte e leale; se alle pur legittime scelte di parte non si preferirà la fatica dell’impegno condiviso".