” “”La morte è una cosa che ci angoscia e ci fa paura, sarebbe ipocrita negarlo. Eppure la Bibbia, la teologia, l’arte sacra ci aiutano a considerarla anche nel suo aspetto positivo, come momento di passaggio: come porta che introduce alla vita eterna”. È quanto afferma don Gianni Cioli, docente di teologia morale alla Facoltà teologica dell’Italia Centrale, sull’ultimo numero di “Toscana Oggi”, settimanale cattolico regionale d’informazione, circa la commemorazione dei defunti. Secondo don Cioli, il 2 novembre, “la preghiera sulle tombe dei defunti può diventare un momento in cui la tristezza lascia il posto alla speranza: preghiamo perché anche per i nostri cari, la morte sia la porta di accesso alla vita eterna”. Alle parole di don Cioli fa eco una riflessione, per il settimanale, del card. Silvano Piovanelli, già arcivescovo di Firenze, che tra l’altro racconta: “Quando ero bambino la festa di Tutti i Santi mi metteva nel cuore una grande tristezza. Il mio vecchio priore, dopo i vespri della festa dei Santi, si toglieva il piviale bianco dorato e indossava quello nero per cantare i vespri dei defunti e poi andare nel cimitero per la benedizione delle tombe: il silenzio della gente, la tristezza che mi pareva di scorgere sul viso dei miei cari e di tutte le persone mi davano un senso di vuoto e di irreparabile perdita, che non sapevo definire, ma che mi metteva dentro una specie di sofferenza fisica. Dopo, col crescere della formazione cristiana e sacerdotale, la festa di Tutti i Santi ha fatto come il sole, è cresciuta nel cielo della mia vita ed ha abbracciato non solo il 1° di novembre, ma anche il giorno dei morti, illuminandolo come un viaggio: un viaggio che ha come punto di arrivo proprio quella moltitudine immensa che fa festa dinanzi a Dio seduto sul trono e all’Agnello”.