"L’esperienza ci dice che la democrazia non è una formula universale. Si tratta di un processo lungo di evoluzione che deve tener conto della cultura propria di ogni paese": è quanto affermato da Roberto Papini, segretario generale dell’Istituto internazionale ‘Jacques Maritain’, alla vigilia del convegno che si apre domani a Senigallia (An), su "La pace in tempi di guerra. Culture, religioni e democrazia nel Mediterraneo: il ruolo dell’Unione europea". "La democrazia non è un processo esportabile. Per questo ha proseguito Papini – noi europei dobbiamo capire che occorre stabilire un dialogo non solo tra Stati ma tra società civili e tra culture, suscitando dinamiche che coinvolgano le università, le chiese, gli ordini professionali. Tutto ciò favorirà la reciproca comprensione e lo sviluppo di assetti democratici endogeni che possono anche non ricalcare i canoni occidentali". "L’Unione europea ha concluso Papini assume un peso politico importante presso i paesi del Mediterraneo, perché alcuni di essi sono stati colonie europee e perché ancora ospitano centri di studi e ricerche. Tra l’altro, queste realtà sono a due passi da casa nostra e le loro problematiche si riflettono su di noi: pensiamo al tema dell’immigrazione, che certamente non può essere affrontato e risolto semplicemente con la chiusura delle frontiere. Quella che è stata definita una ‘politica di vicinato’, però, non può essere il risultato dello sforzo di un solo paese, ma comune, di tutta l’Unione europea". ” ”