CARTA EUROPEA: MONS. MERISI (COMECE), "CON LA FIRMA A ROMA SI SUPERI LA PREVENZIONE PER LE CONVINZIONI DEI CRISTIANI"

L’augurio è che con la firma del Trattato costituzionale a Roma venerdì 29 ottobre, l’Europa sappia superare quell’atteggiamento "prevenuto, se non verso la presenza dei cristiani in Europa, certamente nei confronti delle loro convinzioni etiche e culturali". Ad esprimerlo è mons. Giuseppe Merisi, vescovo ausiliare di Milano e rappresentante della Chiesa italiana nella Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) che in un’intervista al Sir (old.agensir.it) esorta l’Unione europea ad ispirarsi sempre più al "motto: Unità nella diversità". Secondo Merisi, la firma del Trattato costituzionale segna "un significativo traguardo" per il processo di integrazione europea ma giunge in un momento particolarmente delicato per le istituzioni dell’Ue: "Il Parlamento – spiega il vescovo – è chiamato a decidere sulla futura Commissione guidata da José Manuel Durao Barroso, designato a succedere a Romano Prodi, a capo dell’Esecutivo nella delicata fase dell’introduzione dell’euro, dell’allargamento e della stesura del nuovo Trattato. A dicembre sarà invece il Consiglio a dire l’ultima parola a proposito dell’avvio dei negoziati di adesione con la Turchia. Un periodo segnato, in qualche passaggio, dall’emergere di un atteggiamento prevenuto, se non verso la presenza dei cristiani in Europa, certamente nei confronti delle loro convinzioni etiche e culturali. Comunque confido che, facendo proprie le indicazioni giunte dal Santo Padre nell’esortazione Ecclesia in Europa e tornando allo spirito lungimirante e convinto dei ‘padri fondatori’ – fra i quali Alcide De Gasperi, Robert Schuman e Konrad Adenauer -, l’Unione prosegua con coraggio e determinazione il percorso verso l’integrazione degli Stati e dei popoli del continente". Anche il "silenzio sulle radici cristiane del continente" fa del trattato costituzionale un "testo perfettibile", che rappresenta "pur sempre un passo avanti nel segno della costruzione di una democrazia sovranazionale".