“I monasteri ortodossi del Kosovo, più che altrove, hanno rappresentato nei secoli il punto di contatto tra le culture di Oriente e Occidente e l’unico riferimento sicuro nel crollo delle istituzioni civili, tanto da essere rispettati anche dall’Impero ottomano che accordò loro privilegi particolari: la loro distruzione è un attacco a tutta la cultura europea”: così il card. Tomas Spidlik ha commentato il video ‘Enclave Kosovo’, presentato oggi a Roma su iniziativa del Comitato ‘Salvaimonasteri’, costituitosi in seguito alla distruzione, nel mese di marzo 2004, di 35 tra chiese e monasteri ortodossi (risalenti al XIII secolo) nelle enclavi serbe di Kosovo e Metohija. “Dall’inizio della guerra denunciano gli appartenenti a ‘Salvaimonasteri si registrano 250 mila sfollati, 150 monumenti ortodossi e migliaia di case distrutti. In questa situazione difficilissima, tenuta in parte sotto controllo dalla presenza di 18 mila uomini delle forze internazionali, è in atto una pulizia etnica in senso contrario rispetto a quella che causò la guerra del 1999 e si assiste al sistematico annientamento di un inestimabile patrimonio artistico e spirituale”. “A 5 anni dalla fine della guerra ha affermato p. Sava, del monastero ortodosso di Visoki Decani -, in Kosovo sono ancora negati i diritti umani fondamentali: alla vita, alla mobilità, all’istruzione, all’accesso alle cure mediche. Si sta creando una società opposta a quella che tenta di costruire l’Europa moderna”.