“BOCCIATURA” BUTTIGLIONE: NOTA SIR

Pubblichiamo la nota Sir sul voto con il quale la Commissione Giustizia "libertà e sicurezza" del Parlamento europeo ha respinto l’11 ottobre la candidatura di Rocco Buttiglione alla carica di commissario –  Non sappiamo ancora gli esiti della "bocciatura" del commissario Rocco Buttiglione in Commissione all’Europarlamento in ordine alla fiducia alla commissione Barroso nel suo complesso. Né è chiaro quanto abbiano pesato ragioni e questioni di politica interna. È infatti noto che molto spesso le ragioni della "bottega" politica strumentalizzano questioni etico-politiche più alte e complesse.
Ma proprio su queste è necessario tentare di ragionare con pacatezza. Innanzi tutto perché confermano che la cosiddetta "questione antropologica" sia oggi e sia destinata ad essere in prospettiva, uno dei grandi temi anche politici dello sviluppo (o dell’involuzione) della democrazia. La rincorsa individualistica e radicale, che dura in Europa da diversi decenni, sembra arrivata ad un punto di svolta di particolare rilievo. Sta infatti provando a triturare, prima dal punto di vista pratico e conseguentemente anche da quello istituzionale e giuridico, non solo l’istituzione "naturale" (come definita nel 1947 dalla costituzione italiana) della famiglia, fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna, ma alla radice il maschile ed il femminile, in un’indistinta, ambigua e mutante categoria di genere.
Uno dei paradossi è che questa allegra deriva viene presentata come "di sinistra" e "progressista". Risalta così da un lato lo stato della sinistra europea, ormai da tempo incapace di articolare una iniziativa politica sui temi propri  della solidarietà, della giustizia e dell’uguaglianza e ridotta a giocare la propria identità su queste ambigue frontiere (come insegna il caso spagnolo) espressione classica del liberalismo radicale e laicista. Dall’altro bisogna riflettere sui costi in prospettiva di questa linea culturale e politica. Già, perché pretendere di smontare e rimontare l’istituzione famiglia e l’identità di genere secondo le pulsioni individuali, significa né più né meno applicare la buona e vecchia legge del più forte, del più ricco, del più sano, del più bello. Rincorrere la logica individualistica della società dei consumi, bollando come retrogrado ogni istituto "naturale", che non sia a piacimento manipolabile o liberamente sceglibile, significa applicare la logica del consumismo prima di tutto proprio alla persona umana. È questo esito materialista vero progresso?
Proprio guardando avanti, di fronte a sfide inedite che richiedono grande respiro, è tempo di aprire e non di chiudere i dibattiti, di promuovere una autentica laicità e non affermare un preteso "pensiero unico", come ha tentato di fare il voto della commissione libertà civili. Non può dunque non preoccupare la forzatura ideologica operata nelle motivazioni del voto nei confronti del commissario designato alla giustizia ed agli affari interni: una inaccettabile prospettiva, tanto per il presente che per il futuro delle istituzioni dell’Unione.” “