SETTIMANA SOCIALE: NOTA SIR

Pubblichiamo l’editoriale Sir dedicato alla 44a Settimana Sociale apertasi oggi a Bologna. Non sappiamo per il momento quale esito avrà il tentativo di riforma della seconda parte della Costituzione oggi di fronte alle Camere. Non sappiamo neppure allo stato quale sarà l’evoluzione dei rapporti di forza e dell’articolazione interna degli schieramenti di maggioranza e di opposizione in vista degli appuntamenti di fine legislatura, prima le regionali e poi le politiche. Poco si sa insomma, e forse poco c’è da dire oggi, sulla politica in senso stretto. Né oggi ha più senso, ormai a dieci anni dal convegno ecclesiale di Palermo arruolare d’ufficio o tirare per la giacchetta i cattolici in questo o quello schieramento. Come ha giustamente detto il cardinal Ruini introducendo i lavori della Settimana Sociale la democrazia in Italia è saldamente radicata e non corre pericolo: “un rischio, se non per la democrazia, per la salute e lo sviluppo complessivo del “sistema Italia” viene piuttosto dalla tendenza a radicalizzare le contrapposizioni, largamente presente nella nostra politica, ma anche nella nostra società e nella nostra cultura”.
Il punto per la Settimana sociale dunque non è tanto quello degli schieramenti e dell’agenda politica in senso stretto, quanto che i cattolici possano assumere finalmente la piena consapevolezza del “proprio contributo originale e inconfondibile” e tentare di articolarne le forme in modo adeguato.
E qui ha ragione il cardinal Ruini quando afferma con chiarezza: “l’apporto primario dei cattolici alla democrazia, in Italia e al livello internazionale, riguarda la trascendenza del soggetto umano, la sua irriducibilità al resto della natura”.
E’ poco? E’ troppo astratto? E’ riduttivo rispetto all’incalzante attualità della cronaca politica? O non è piuttosto questo “il” punto: il soggetto umano, maschio e femmina, nella sua intelligenza, nella sua libertà, nelle sue relazioni.
Qui ci sono alcuni passaggi non scontati, primo tra tutti “la distinzione tra le scienze e le tecnologie”. Questione assai concreta, che pone il tema dei limiti. E sottolinea come la Chiesa lungi dall’essere “oscurantista”, pone con altrettanta passione l’accento sul progresso della ricerca e sulla responsabilità ed il limite nelle sue applicazioni tecnologiche. Nessuna persona può mai essere ridotta a “mezzo”. Nuovi scenari si aprono, vecchi schemi svaporano.
Su questo messaggio sintetico della settimana sociale i politici di professione sono chiamati a “prendere la parola” nelle sedi opportune. E tutti i cattolici, nella molteplicità delle articolazioni della comunità ecclesiale italiana, ad operare con nuova lena.