VESCOVI DELL’EMILIA ROMAGNA: "RAMMARICO" PER IL NUOVO STATUTO, SENZA "RADICI CRISTIANE" E "TUTELA DELLA FAMIGLIA"

Il mancato riconoscimento delle "radici cristiane", la scarsa tutela della "dignità della famiglia" e l’assenza, nell’elenco dei diritti fondamentali della persona, del "diritto alla vita". Queste le tre "lacune "principali del nuovo Statuto regionale dell’Emilia Romagna, approvato in via definitiva dal Consiglio regionale. A farlo notare sono i vescovi della regione, con una nota in cui la Conferenza episcopale regionale dell’Emilia Romagna ricorda di aver "già manifestato, sul testo iniziale, alcune osservazioni di carattere generale e specifico" e "prende atto con rammarico che nessuna delle sue osservazioni è stata tenuta in considerazione dal legislatore statutario". Nella nota, inoltre, si "ribadisce" che tali osservazioni "erano dettate dall’unica preoccupazione di promuovere il bene comune della nostra comunità regionale, seriamente compromesso quando non si vuole riconoscere nelle radici cristiane un riferimento fondamentale della storia della nostra regione; quando non si afferma fra i diritti fondamentali della persona il diritto alla vita; quando non si tutela sufficientemente l’originale dignità della famiglia". Già in una nota del 7 luglio scorso, diffusa in occasione dell’approvazione in prima lettura dello Statuto, i vescovi dell’Emilia Romagna avevano lamentato che "il preambolo misconosce il ruolo avuto dalla fede in Cristo nella formazione dell’identità regionale". Quanto alla visione della famiglia, secondo i vescovi quella presente nello Statuto è "un concetto generico e insignificante, nel quale vengono equiparate la famiglia fondata sul matrimonio e altre forme di convivenza derivanti dalla proclamata indifferenza di qualsiasi ‘orientamento sessuali’". Al contrario, avevano ribadito i vescovi, la famiglia fondata sul matrimonio "non è un’alternativa fra molte possibili per costruire una società: è la massima realizzazione naturale dell’amore fra l’uomo e la donna", oltre che la "grande risorsa della convivenza sociale".       ” ”