“Perché ci opponiamo all’eutanasia, che in un modo così brillante ma ingannevole ha appoggiato Alejandro Amenábar nel suo film Mare Dentro?” La risposta viene dall’arcivescovo di Valladolid, Braulio Rodríguez Plaza: a suo avviso la riflessione del film "cela una trappola sull’eutanasia, anche se incartata nella magia del cinema”. “La persona ha un valore inviolabile ammonisce – e non è una creatura che esiste per se”. Il prelato avverte nella sua lettera settimanale ai fedeli che nel film qualcuno dice che “la vita non è un dono ma un diritto”, argomentando che “è lecito lo stesso mantenerla o tagliarla”. Questo si fa in favore di una “libertà personale borghese, romantica e molto pericolosa”, afferma il vescovo. “Cosa succederebbe se qualcuno avesse il potere di decidere che questa vita non vale la pena di essere vissuta?”, si chiede il vescovo, che è anche biblista. Il prelato apprezza “il coraggio di vivere che manifestano tanti cristiani e non cristiani gravemente malati”, ricordando che “la persona, malata o sana, non è una massa anonima che non ha limiti morali o legali”.