” “Dopo più di 10 anni di cambiamenti e processi di riforma, le università italiane hanno “bisogno di stabilità”, per “far sì che questa lunga transizione finisca, dando la possibilità agli atenei di definire le situazioni ancora in corso”. Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa, commenta in questi termini al Sir la relazione annuale sullo stato dei nostri atenei, tenuta da Piero Tosi, presidente della Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane). “Dopo la riforma e la ‘riforma della riforma’ prosegue il rettore ci si attende ora un potenziamento delle università, mettendo loro a disposizione le adeguate risorse finanziarie, favorendo un maggiore coordinamento tra atenei, rispettando l’autonomia e garantendo un più ampio coinvolgimento dell’intera comunità accademica nell’opera disegnatrice delle innovazioni da apportare nei singoli comparti”. Tra la questioni messe in evidenza dalla relazione annuale della Crui, quella dello stato giuridico dei docenti, che in base al ddl sul riordino della docenza universitaria (varato il 16 gennaio) prevede anche l’introduzione della figura dei ricercatori “a contratto”, per la quale lamenta la Crui non ci sarebbe la copertura finanziaria. Secondo Dalla Torre, “non c’è dubbio che passare ad un sistema di contratti cumulabili per al massimo quattro-cinque anni e rinnovabili una sola volta, favorisca un maggior impegno dei giovani nella ricerca universitaria, sollecitandoli a ‘non sedersi’ in un ruolo che assicura un posto a vita. Nello stesso tempo, però, non si può pensare di calare ‘tout court’ il modello americano in un Paese, come l’Italia, con tradizioni culturali differenti, e dove si rischia che tra 10 anni i ricercatori giunti al termine del loro contratto (non più rinnovabile) si trasformino in una massa di ‘precariato’ per entrare a tutti i costi in pianta stabile in università”.