“Resistere al terrorismo senza lasciarsi sopraffare dalla paura,che può indurre a rinunciare alla solidarietà e all’impegno per costruire la pace”. Questo, ha ricordato Ruini, l’atteggiamento “dei cristiani, ma anche dei credenti di ogni religione” raccomandato dal Papa per reagire ad una “minaccia mondiale”, come quella del terrorismo, “fino a pochi anni fa imprevista” e di fronte alla quale “siamo tutti messi alla prova”. Secondo i vescovi italiani, “la comunità internazionale, e in essa ciascuna nazione, deve contrastare le organizzazioni del terrore con la più grande energia e determinazione, senza dare nemmeno l’impressione di subire i loro ricatti e le loro imposizioni. Nello stesso tempo è chiamata ad operare per rimuovere le cause del terrorismo sia culturali e morali sia economiche e politiche e bonificare i suoi terreni di coltura, ciò che in nessun modo equivale al terrorismo stesso alibi o giustificazioni”. In questa “impresa ardua ma necessaria”, ha aggiunto il presidente della Cei, “i nostri principali alleati devono essere tutte quelle persone e quegli organismi che appartengono all’Islam ma che non si riconoscono nell’ideologia dello scontro di civiltà e tanto meno nella strategia del terrore”: uno “sviluppo significativo” in questa direzione, per Ruini, è proprio la “corale e pubblica reazione” delle comunità islamiche al sequestro prima dei due ostaggi francesi e poi delle due volontarie italiane. Di qui il forte appello rivolto idealmente dalla Chiesa italiana a tutto l’Occidente: “Quanto a noi ha detto il cardinale -, è di importanza fondamentale un chiarimento interiore, nella nostra esperienza personale e collettiva, riconoscendo senza reticenze la nostra parte di responsabilità, sia storiche sia attuali, nelle situazioni di ingiustizia diffuse nel mondo, ma non dimenticando o disprezzando” il contributo offerto dalle “radici cristiane” alla nostra civiltà e allo “sviluppo di una coscienza a livello mondiale che sia pacifica, libera e solidale”: solo sulla “base spirituale” del cristianesimo, ha concluso il presidente della Cei, è possibile “costruire una non effimera unità sia della nostra nazione sia dell’Europa e dell’intero Occidente”.