RIFORME ISTITUZIONALI: NOTA SIR

” “Il centro-sinistra ha fatto pubblicamente autocritica: abbiamo sbagliato, ha detto Violante, la scorsa legislatura, a riformare a colpi di maggioranza il titolo V della Costituzione, quello che regola il sistema delle autonomie. Palinodia tardiva, si può aggiungere e poco efficace, se c’è un problema di qualità, manca un chiaro disegno culturale, ideale, costituzionale. Al di là dei conflitti di attribuzione stato-regioni di fronte alla Corte Costituzionale e delle vicende poco entusiasmanti dell’elaborazione degli statuti regionali, il punto poi è anche, come per tutte le altre riforme, che non sono mai a costo zero: chi paga?
” “E’ abbastanza facile, secondo la nostra Costituzione, riformare la costituzione stessa. Basta una maggioranza assoluta. Ma se non c’è una maggioranza dei due terzi scatta il referendum. E questo lo sa bene l’opposizione, ma lo sa molto bene anche la maggioranza, in cui sono diverse le sensibilità a proposito dei temi caldi della riforma stessa.
” “Che è cosa rilevantissima: non c’è infatti in gioco solo il cosiddetto “federalismo”, ma soprattutto la forma di governo, cioè lo statuto del presidente della Repubblica, del primo ministro, i rapporti tra le camere. In pratica l’ordinamento della Repubblica uscirebbe profondamente cambiato dalla riforme, senza che sia ben chiaro come. Il dibattito sembra un procedere a fari spenti, pieno di slogan, sempre più chiusi in se stessi. Ma può un sistema politico debole, in tutte le sue componenti, tanto di maggioranza che di opposizione, riformare in modo incisivo e durevole, in modo lungimirante l’impalcatura delle istituzioni politiche?
” “L’interrogativo sembra pertinente, tanto più l’interesse dell’opinione pubblica sembra latitare: aspettando forse di dire le sua in maniera sintetica al referendum costituzionale, quando, nel segreto dell’urna, i nodi verranno al pettine.