” “”Sì” al ritorno ai concorsi nazionali, a patto però che “si svolgano con regolarità e rispettino la logica dell’autonomia e le specifiche esigenze dei singoli atenei”, spesso alla ricerca di “profili molto definiti” di docenti. Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa, commenta in questi termini al Sir l’appello rivolto ieri e rilanciato oggi da premi Nobel, scienziati, rettori e docenti a favore del ritorno al concorso unico nazionale come meccanismo di selezione dei docenti universitari, in modo da porre fine al “malcostume” di alcuni recenti episodi di cronaca attraverso procedure più “trasparenti”. La “stagione” dei concorsi locali, precisa infatti Dalla Torre, “non ha avuto solo risvolti negativi. Il sistema precedente non aveva funzionato, visto che si sono fatti appena un terzo dei concorsi necessari: in luogo delle ‘sanatorie’, si è preferito seguire la strada dei concorso locali, che hanno permesso di smaltire un arretrato che ha penalizzato una o due generazioni di studiosi, fino ad allora in attesa di una collocazione adeguata in università”. Per arginare la “crisi di credibilità” di cui soffrono attualmente gli atenei italiani e “ritrovare un forte slancio nell’etica della vita universitaria”, come auspicano i firmatari del documento, secondo Dalla Torre “è auspicabile che il legislatore intervenga su tutto il complesso della materia, non solo in parte”: l’attuale riforma, ad esempio, “modifica le regole dei concorsi ma non quelle per le conferme degli incarichi”, rendendo così “difficile applicare le vecchie regole coi i nuovi sistemi”. Il disegno di legge delega sul riordino della docenza universitaria, varato il 16 gennaio scorso, prevede una “lista di idoneità nazionale” dei docenti, fino al 1998 reclutati proprio tramite concorsi nazionali. Dall’autunno del 1998, invece, il sistema di selezione dei docenti universitari su scala nazionale è stato sostituito dai concorsi locali affidati ai singoli atenei.