TERRA SANTA: DA PERUGIA UN PELLEGRINAGGIO PER “COSTRUIRE PONTI”

” “Un pellegrinaggio all’insegna della “speranza per i cristiani dei luoghi santi” ed “un’ulteriore testimonianza e segno di pace con i fratelli ebrei e musulmani, che giunge dalla terra di San Francesco in uno dei momenti più drammatici che sta vivendo il Medio Oriente e tutto il mondo”. Questo il senso del pellegrinaggio diocesano in Terra Santa, promosso dalla sezione umbra dell’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro, e iniziato oggi sotto la guida del vescovo locale, mons. Giuseppe Chiaretti, anche per tenere fede all’impegno assunto dalla Cei ad “essere presenti, soprattutto in questi difficili tempi, nei luoghi di origine del cristianesimo attraverso un costante pellegrinaggio di fedeli delle varie diocesi italiane”. Il pellegrinaggio dell’archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, cui partecipano circa 50 persone, si concluderà il 20 settembre e prevede momenti di preghiera e meditazione nei luoghi vissuti da Cristo, oltre che incontri con sacerdoti e religiosi umbri presenti da anni in Terra Santa. “La Terra Santa – spiega Chiaretti – non è per noi solo il territorio tra Mar Mediterraneo e fiume Giordano, una lingua di terra per lo più arida divisa tra Israele e Palestina, o, dal punto di vista religioso, tra ebrei, musulmani e, in misura minore, cristiani, ma un luogo di fede”, una “terra oggi inquieta che segna per i credenti la storia e la geografia dell’autorivelazione di Dio”. “Il sogno di noi pellegrini – informa il vescovo – è quello di concorrere a costruire un piccolo ponte di amicizia con i cristiani ivi residenti, e anche con gli ebrei e i palestinesi, vittime della stessa logica di morte”. “Questa guerra tanto sanguinosa quanto inutile non fa onore a nessuno, soprattutto nel momento in cui ha imboccato le vie infami del terrorismo”, prosegue Chiaretti, che chiede alla politica, quella “alta e nobile che ricerca ed elimina le cause del contendere”, di “risolvere un contenzioso che va avvitandosi su se stesso” partendo dalla consapevolezza che “ambedue i popoli hanno diritto di esistere, in pace tra loro, aiutati dalla collaborazione autorevole di organismi sovranazionali”.