Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – L’orrore di Beslan è stampato nel cuore di milioni di persone, nel mondo. E genera quella spontanea solidarietà nel ricordo e nella preghiera ben testimoniata dalla silenziosa marcia di 150 mila persone a Roma, alla luce delle fiaccole, dal Campidoglio al Col osseo. È un terrorismo globale che genera una risposta globale di rifiuto, per opporre all’orrore la preghiera, alla morte la speranza, alla cieca violenza, la vita.
Tre anni dopo la strage delle due torri di New York, decine e decine di attentati si sono susseguiti, tutti ispirati al sinistro ricatto di Bin Laden: prendere in ostaggio l’Islam per scagliarlo contro l’occidente cristiano.
Di qui l’uso del terrorismo suicida, che esprime fino in fondo l’abisso aperto da questa guerra non convenzionale ma nondimeno così reale e così sanguinaria. Trasformare uomini e donne giovani, istruiti e prestanti in ordigni di morte e distruzione è un fatto su cui forse non si è riflettuto abbastanza. Qualcuno lo ha definito un crimine contro l’umanità. Probabilmente siamo di fronte ad un abisso ancora più tragico. L’essere umano è trasformato in cosa, per dare morte a se stesso ed agli altri.
Non c’è nulla del martirio, o dell’eroismo, così come lo abbiamo conosciuto in secoli di tradizione militare o religiosa tanto occidentale che orientale. Così anzi si profana al religiose, strumentalizzandola nel più profondo e trasformandola in vincolo di morte: il terrorismo suicida è oggi una duplice bestemmia contro la religione e contro l’umanità.
No, non esistono giustificazioni di nessun genere. Si possono invocare motivazioni di carattere sociale e politico, a proposito delle diverse situazioni in cui maturano le condizioni, il bacino di reclutamento dei terroristi. Ma nulla può giustificare quello che rischia di diventare il male endemico di questi anni.
Così la lotta deve essere totale e comune. Il disegno del terrorismo globale di matrice islamica richiede una lotta senza quartiere a molteplici livelli. Lotta sul piano militare, per smantellare le reti internazionali e le diverse basi locali, lotta sul piano dei principi, per falsificarne le motivazioni, lotta per lo sviluppo politico economico per prosciugare tutti i possibili bacini di reclutamento.
Nessuna guerra santa o conflitto di civiltà è in atto: siamo chiamati oggi ad una difficile, ardua, ma necessaria operazione di polizia internazionale globale: con la concretezza ma anche la pervicacia di dovere affrontare un impegno di lunga lena. Che vale per l’Oriente e l’Occidente, i popoli islamici come quelli cristiani. Anzi, riguarda prima di tutto lo stesso Islam, chiamato ormai a dare risposte forti e lungimiranti, a liberarsi di questa sanguinaria eresia del XXI secolo.” “