"La bioetica ha oggi bisogno di un grande coraggio", e "la paura va affrontata con lucida consapevolezza, senza aver timore della ricerca scientifica in se stessa, ma tenendo conto che è in atto un nuovo potere sulla vita, derivante dallo sviluppo crescente delle tecnologie e da interessi come quello economico". Ad affermarlo, il card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, intervenuto alla tavola rotonda "Bioetica e nuovo umanesimo", svoltasi ieri nell’ambito del XVIII Incontro internazionale di preghiera per la pace, "Religioni e culture: il coraggio di un nuovo umanesimo". Un coraggio, ha aggiunto il presule, "necessario perché non venga meno la sapienza, un ‘sapere’ autentico sulla vita che orienti e controlli al vero servizio dell’uomo le enormi potenzialità acquisite dalla ricerca scientifica e dalla tecnologia". Marie De Hennezel, segretario di Stato francese per la Salute, ha evidenziato "la paura della morte che attanaglia l’uomo contemporaneo e i rischi di una ‘medicalizzazione’ della malattia". "La mancanza di adeguati sostegni etici e umani, anche da parte dei medici, è una sfida ha spiegato , ed è qui che bisogna lavorare per accompagnare la morte nel modo più dignitoso possibile". Per questo la relatrice ha ricordato la proposta di dare inizio a degli "Stati generali della vita" sui temi "dell’accompagnamento alla morte e dell’incremento delle cure palliative, contro un ricorso all’eutanasia che, troppo di frequente non rispetta i diritti del malato". Per Hasan Hanafi, filosofo dell’Università del Cairo, "l’ingegneria genetica è ossessionata dall’idea di migliorare la razza umana. Ma proprio questo può indurre a una sorta di mostruoso umanesimo razziale". "È un’aberrazione voler clonare l’uomo, anche se è una prodezza scientifica, proprio perché l’uomo è un mistero e un oggetto d’amore particolare da parte di Dio ha osservato mons. Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione . Assistiamo a tentativi che vogliono spezzare la dignità della persona. Qui i credenti possono e devono intervenire. Non si tratta di ripetere ciecamente discorsi assoluti, ma di attenersi a una Parola di fede che è verità".