"I simboli non possono diventare dei pretesti per guidare una società. Fanno parte dell’espressione di ciascuno e in quanto tali non dovrebbero dar fastidio a nessuno ma essere rispettati, in nome della libertà religiosa". Così don Giampiero Alberti, coordinatore della Sezione Islam del Cadr (Centro ambrosiano di documentazione per le religioni) commenta la proposta di vietare sull’onda di quanto sta succedendo in Francia il velo alle donne islamiche a scuola e in tutti i luoghi pubblici. Secondo l’esperto, proposte simili rivelano quanto su temi delicati come questi, si sta procedendo in Italia con "passi ancora incerti" che chiedono una "maggiore maturazione" ma anche "la capacità di lavorare con pazienza per favorire l’incontro e la conoscenza dell’altro per instaurare rapporti di fiducia". Tutto ciò prosegue Alberti – si impone soprattutto nel caso del velo islamico per capire se il suo utilizzo da parte della donna sia "una libera scelta o piuttosto una coercizione esercitata in nome della religione". "Il discorso sulla libertà religiosa e il rispetto della dignità della persona così come la rivelazione di Dio aggiunge don Alberti – sono temi forti ma estremamente difficili perché toccano non solo la religione ma tutto l’uomo e l’uomo di tutte le religioni. E’ più facile allora parlare del velo, far emergere la diversità del simbolo. Occorre pazienza perché questi temi entrino nella maturazione di tutti". Don Alberti ricorda l’incontro della Comunità di Sant’Egidio Milano dove da domenica prossima si incroceranno per le vie della città uomini dai simboli religiosi diversi. "Spero davvero dice Alberti – che lo Spirito Santo possa davvero operare in questi giorni per far capire che se c’è gente che si incontra, vuol dire che la convivenza è possibile".