Il centro di Colonia si svuota e la spianata di Marienfeld si riempie dei giovani in attesa del Papa, ma la piazza del Duomo è ancora piena di gente e di pellegrini improvvisati, non ufficialmente iscritti alla Gmg ma che sono qui perché sanno di trovare un uditorio tra i giovani. Ci sono gli attivisti di Amnesty international che raccolgono firme contro la pena di morte nelle Filippine, "perché questo è il momento storico più adatto per fare pressione sul governo filippino", spiega una delle volontarie tedesche. Ci sono gli aderenti a un movimento cattolico tedesco che distribuiscono santini e hanno allestito cartelloni artigianali su Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. E poi c’è un pellegrino insolito, che ha issato sul suo zaino un cartone con una scritta in italiano "Romero santo. Basta all’occupazione illegale in Iraq". Albert Koot, assistente pastorale nella diocesi di Amsterdam, è venuto dall’Olanda in bicicletta e treno. Ma perché uno slogan in italiano? "Perché voglio dialogare con gli italiani e capire come la pensano rispetto alla guerra in Iraq spiega -. Usare degli slogan è l’unico modo per farsi notare. Ho già parlato con molti di loro e ho capito che sono contro la presenza delle truppe in Iraq, che giudicano assurda la morte di 65.000 persone, tra civili e militari, dall’inizio della guerra ad oggi, come è stato riferito in questi giorni dalla Croce rossa britannica". E perché l’accostamento con mons. Romero? "Perché sono passati 25 anni dalla sua uccisione risponde e mi sembra troppo lenta la procedura per la canonizzazione, nonostante la sua figura sia un esempio per tantissima gente. Spero che il prima possibile sarà beatificato".