” “Esemplare la storia del pastore evangelico Paul Schneider, ucciso nei campi di concentramento nazisti il 18 luglio 1949, chiamato dagli altri prigionieri "il predicatore di Buchenwald". A raccontare la sua storia è stata Elsa Ulrike Ross, dell’associazione che porta il suo nome e che ne fa memoria. "Schneider è stato il primo pastore protestante ucciso nei lager, ancora prima dell’inizio della guerra – ha detto -. Era un semplice parroco di campagna e voleva solo seguire la sua strada, riconosciuta giusta davanti a Dio". Schneider, nato in Renania, sposato con sei figli, si entusiasmò di Hitler all’inizio, "ma dopo pochi mesi, leggendo il suo libro, si rese conto della sua posizione. Diceva a tutti che Hitler sarebbe stata la sfortuna del popolo tedesco". Isolato in un paesino e arrestato più volte dalla Gestapo venne infine portato a Buchenwald dove diventò il prigioniero "2.491". Il giorno del compleanno di Hitler si rifiutò di onorare la svastica, venne rinchiuso per un anno in isolamento e torturato in continuazione, "ma non smetteva mai di pregare e incoraggiare gli altri prigionieri predicando e cantando, finché non venne ucciso con violenza". Il suo esempio, ha concluso Ulrike Ross, "ci insegna a lavorare e pregare per rimanere fermi e fiduciosi anche nelle situazioni estreme, a non tacere di fronte alle ingiustizie e a non scegliere la via comoda scelta dagli altri". La testimonianza di una ex-allieva di Edith Stein e il ricordo dei 7 giovani polacchi arrestati, torturati e decapitati a Dresda 60 anni fa (beatificati da Giovanni Paolo II nel 1999) hanno concluso l’incontro.