” “Nonostante la loro “struttura semplice e piana”, le parabole di Gesù sono “una lezione di cinema straordinaria”, che mostra come il suo “spirito” e il suo “stile” di Cristo sia stato sempre improntato alla consapevolezza che “era importantissimo farsi capire il più possibile da tutti”. Lo ha detto il regista Alessandro D’Alatri, intervenendo oggi a Roma (presso la Pontificia Università Lateranense) all’incontro-presentazione di “Gesù e la macchina da presa. Dizionario del cinema cristologico”, scritto da mons. Dario Edoardo Viganò, docente di comunicazione presso la Pontificia Università Lateranense e presidente dell’Ente dello Spettacolo. Ripercorrendo “quel viaggio straordinario” di quattro anni che ha portato alla lavorazione del film “I giardini dell’Eden”, uscito nelle sale cinematografiche nel 1998 e presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, D’Alatri ha ricordato che il film “è nato da un’urgenza, quella di raccontare alle mie due bambine chi fosse Gesù. Oggetto della pellicola gli “anni oscuri” della vita di Cristo, quelli che precedono la vita pubblica. “Da una lettura attenta dei Vangeli, e non degli apocrifi come è stato detto, mi sono chiesto che cosa si poteva sapere di quegli anni, ed ho scoperto che emergono informazioni sostanziali ed importanti sulla sua figura: Gesù sapeva leggere scrivere, parlava correttamente minimo tre lingue, in una cultura in cui non c’erano scuole. Ha vissuto esattamente come gli altri ragazzi ebrei, e la ricostruzione dei ‘riti di passaggio’ dei bambini di quel periodo non è così impossibile”. Dopo quattro anni passati a “studiare il personaggio Gesù” che “non avrei esitato a seguire, se ne avessi avuto la possibiilità”, ha confessato il regista la constatazione di D’Alatri è stata che “ci vorrebbero migliaia di film per arrivare a un grammo di verità”.