Solo il 3% dei musulmani intervistati non auspica una società basata sulla legge islamica, la shari’a. Il 61% vorrebbe addirittura l’applicazione delle pene coraniche tradizionali in caso di adulterio, furto e simili e il 67% chiede che il diritto di famiglia sia regolato dalla legge islamica. Ma solo il 4% si reca tutti i venerdì in moschea. Sono alcuni dei dati che emergono da un’indagine sui musulmani in Piemonte, coordinata da don Augusto Tino Negri e Silvia Scaranari Introvigne per il Centro "Federico Peirone", realtà promossa dall’arcidiocesi di Torino per lo studio e le relazioni con l’Islam. La ricerca che sarà presentata venerdì 29 aprile a Torino (via Fanti 17, alle ore 16.45) è la maggiore – per estensione e diversificazione del campione – condotta finora in Italia. Dall’indagine emerge che in Piemonte ci sono 43 moschee e sale di culto e più di 40mila musulmani. Per la prima volta, le interviste sono state condotte da intervistatori di madre lingua: i marocchini sono stati intervistati da marocchini, gli albanesi da albanesi, e così via. "Il risultato commenta il sociologo Luigi Berzano, che insieme a Renzo Guolo e Pier Marco Ferraresi hanno curato la ricerca smentisce due miti contrapposti: quello secondo cui anche da noi tutti i musulmani sono fondamentalisti e potenziali terroristi, e quello che vorrebbe tutti i musulmani immigrati rapidamente investiti dalla forza secolarizzante della cultura laica piemontese e trasformati in pochi anni in illuministi". Secondo i dati emersi dalla ricerca, "l’islam laico" è presente in modo consistente anche se non maggioritario e solo fra i musulmani albanesi che rappresentano però un caso molto particolare. È vero, invece, che i musulmani non frequentano in modo maggioritario le moschee. A Torino, per esempio, il 26% dei fedeli afferma di recarsi in moschea tutti i venerdì, ma l’affluenza reale (che peraltro si raddoppia nel mese del Ramadan) è del 5% secondo gli imam e del 4% secondo le rivelazioni. Sono più caratteristici dell’identità musulmana il digiuno del Ramadan (praticato dal 96% degli intervistati) e la preghiera quotidiana (53%).