BENEDETTO XVI: LA PRIMA OMELIA, “LA CHIESA È VIVA” (2)

” “Piuttosto che presentare il programma del suo pontificato, “il mio vero programma di governo – ha ricordato Papa Ratzinger – è quello di non fare la mia volontà, di non perseguire mie idee, ma di mettermi in ascolto, con tutta quanta la Chiesa, della parola e della volontà del Signore e lasciarmi guidare da Lui, cosicché sia Egli stesso a guidare la Chiesa in questa ora della nostra storia”, Benedetto XVI ha commentato i due segni con cui viene rappresentata liturgicamente l’assunzione del Ministero Petrino, il Pallio e l’anello del Pescatore. “Il Pallio, tessuto in pura lana – ha affermato – è l’immagine del giogo di Cristo, che il Vescovo di questa città prende sulle sue spalle. Il giogo di Dio è la volontà di Dio, che noi accogliamo. E questa volontà non è per noi un peso esteriore, che ci opprime e ci toglie la libertà. Conoscere ciò che Dio vuole, – questa era la gioia di Israele, era il suo grande privilegio. Questa è anche la nostra gioia: la volontà di Dio non ci aliena, ci purifica – magari in modo anche doloroso – e così ci conduce a noi stessi. In tal modo, non serviamo soltanto Lui ma la salvezza di tutto il mondo”. E parlando del simbolismo del Pallio ha proseguito: “la lana d’agnello rappresenta la pecorella perduta, malata e debole, che il pastore mette sulle sue spalle e conduce alle acque della vita. L’umanità è la pecora smarrita nel deserto”. E vi sono tante forme di deserto. “Vi è il deserto della povertà, della fame e della sete, dell’abbandono, della solitudine, dell’amore distrutto. Vi è il deserto dell’oscurità di Dio, dello svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell’uomo. La Chiesa come Cristo deve mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto”. Di fronte a tutto ciò, “quante volte noi desidereremmo che Dio si mostrasse più forte. Che colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore. Tutte le ideologie del potere si giustificano così, giustificano la distruzione di ciò che si opporrebbe al progresso e alla liberazione dell’umanità. Noi soffriamo per la pazienza di Dio. Il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini”. “Pregate per me, – ha poi ripetuto – perché io impari ad amare sempre più il suo gregge. Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi”. (segue)