BENEDETTO XVI: OMELIE, MESSAGGI E LETTERE DALLE DIOCESI (2)

Il nome scelto da Papa Ratzinger "è di certo indicativo, perché ci raccorda, subito, alla dolce figura di papa Benedetto XV, colui che ha vissuto in tempi amarissimi, come la grande guerra mondiale, l’epidemia di spagnola, la rivoluzione russa e l’ingresso delle ideologie nella realtà europea ed italiana. Ma è stato anche il Papa della condanna assoluta della guerra, da lui definita, nell’agosto 1917,come ‘inutile strage’, delle apparizioni di Fatima, della soluzione della crisi modernista". A sottolinearlo è mons. Giancarlo Bregantini, vescovo di Locri-Gerace, che in una lettera rivolta ai fedeli della sua diocesi definisce quella del nuovo papa "un’eredità molto impegnativa ed insieme rassicurante anche per noi, oggi, certi che questo pontificato si pone in precisa e ben scelta continuità con il magistero e la presenza di Giovanni Paolo II, pur con un carattere diverso. Me è il pensiero teologico di Benedetto XVI che, oggi, continua la riflessione antropologica di Giovanni Paolo II, in un intreccio che già da anni vedeva insieme, il Papa e il card. Ratzinger, ogni venerdì sera, nell’appartamento privato in Vaticano, per un dialogo fecondo e attento sulla realtà della Chiesa". Per mons. Paolo Rabitti, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, con Benedetto XVI "viene dato alla Chiesa un Pastore affinato nel crogiolo della preghiera e delle fonti del vivere e del pensare cristiano; viene messo sul candelabro un pensatore dotato di grandi risorse intellettuali e teologiche; approda alla presidenza della carità colui che ha seguito l’evolversi delle varia chiese del mondo, a fianco del grandissimo predecessore Giovanni Paolo II; riemerge, in faccia al mondo, quel discepolo del Concilio Vaticano II che è in grado di esserne interprete dopo di avere –in qualche misura –collaborato a forgiarlo".