GOVERNO: NOTA SIR

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana” “Ai ballottaggi amministrativi e nell’ultima regione chiamata alle urne, il chiaro verdetto di quindici giorni fa è stato ribadito e, se possibile, amplificato. Si è registrata un’ulteriore, totale sconfitta dei candidati di centro-destra, mentre a Venezia è emerso un altro bipolarismo, tra centro sinistra e sinistra, con affermazione del candidato sindaco sostenuto da Margherita e Udeur e votato anche da un centro-destra sconfitto al primo turno, che dovrebbe indurre a significative riflessioni. Nel frattempo sono state ufficialmente accettate le dimissioni di quatto ministri (senza portafoglio) dell’UDC e dei sottosegretari appartenenti a questo partito ed al Nuovo PSI. Tecnicamente questo non significa crisi di governo: il presidente del Consiglio ha infatti annunciato un semplice passaggio parlamentare: Berlusconi intende completare il "record" di durare l’intera legislatura. In attesa che la creatività della politica italiana detti le soluzioni sul breve periodo, si possono forse avanzare due considerazioni più strutturali.
La prima è che mostra ormai definitivamente la corda uno degli assiomi alla base della lunga "transizione" del sistema politico italiano. La presunzione cioè che sistemi elettorali o addirittura clausole costituzionali siano da sole capaci di assicurare stabilità o di orientare lo sviluppo del sistema politico è definitivamente falsificata. L’idea è stata sviluppata dalla cultura di una certa sinistra nel momento in cui – sotto i colpi della Lega e poi di Tangentopoli – cominciava la crisi della DC e la si voleva orientare ed accompagnare verso un esito di sinistra. E’ rimasta alla base di un processo che arriva fino alla proposta di riforma costituzionale votata dal centro- destra proprio alla vigilia della rovinosa tornata elettorale di questa primavera. Contrapporre, come da ultimo ha ripetuto Umberto Bossi, volontà degli elettori e riti di partiti e parlamento non porta da nessuna parte, anzi accentua una sensazione di ingovernabilità. Tanto più grave in un momento in cui il quadro europeo attraversa una delicatissima congiuntura istituzionale, al passaggio della ratifica del Trattato costituzionale.
E qui si innesta la seconda considerazione. Per la terza volta infatti una legislatura iniziata con un chiaro responso elettorale si avvia a conclusione in una situazione di crisi politica. Questo dovrà pur significare qualcosa, dal punto di vista dell’offerta politica. E della pressante, stringente, ultimativa domanda di buon governo da parte di cittadini sempre meno interessati all’alchimia ed all’etichetta degli schieramenti, ma alla sostanza delle cose ed alla qualità delle persone.