I cittadini sono invitati ad esercitare, in occasione del referendum sulla Procreazione medicalmente assistita (Pma), "la legittima opzione costituzionale di non partecipare al voto per non avallare – anche attraverso un esplicito voto di rigetto dei quesiti referendari – il testo della legge 40. Solo il mancato raggiungimento del quorum può infatti indurre il Parlamento a rivedere in chiave migliorativa la legge": è quanto scrive in una nota diffusa oggi alla stampa il consiglio centrale dell’Unione giuristi cattolici italiani (Ugci). La riunione del consiglio dei giuristi è stata presieduta da Francesco D’Agostino, uno dei 121 firmatari del "Manifesto" fondativo del Comitato "Scienza & vita" per la legge 40 che – com’è noto – propone la strategia del "doppio no", ai quesiti referendari e allo strumento del referendum, se applicato a materie di così grande valore antropologico. I giuristi, dopo aver analizzato a fondo sia il testo della legge in questione, sia i quesiti referendari su cui il Paese sarà chiamato al voto, hanno espresso il seguente giudizio: "La legge 40/2004 appare significativamente imperfetta: da una parte essa è venuta a colmare una grave lacuna presente nell’ordinamento giuridico italiano e non ulteriormente tollerabile; dall’altra essa va però criticata eticamente e giuridicamente, in quanto incapace di fornire alla complessa materia della Pma una regolamentazione adeguatamente rispettosa, eticamente, del bene umano in generale e, giuridicamente, dei diritti di tutti i soggetti coinvolti". (segue)” ”