Quello del diacono è un “ministero della soglia”, che “non si lascia completamente né clericalizzare né laicizzare, ma conserva la sua natura di ponte tra Chiesa e mondo, di legame tra le esigenze della comunione e quelle della missione”. Lo ha detto don Erio Castellucci, docente di teologia dogmatica alla facoltà teologica della Emilia Romagna, intervenendo oggi al convegno del Cop (Centro di orientamento pastorale), in svolgimento ad Assisi sul tema: “Diaconi permanenti in una Chiesa missionaria”. Secondo il relatore esistono “due modelli di Chiesa inadeguati ad accogliere ed esprimere il diaconato: una comunità clericalizzata, rinchiusa in se stessa e preoccupata solo di celebrare i suoi riti che di conservare le sue tradizioni, e una comunità laicizzata e senza identità propria, preoccupata solo di stare al passo con il mondo”. “Nel primo modello ha spiegato Castellucci al diacono si chiederebbe di decorare le liturgie, clericalizzandolo. Nel secondo modello, il diacono verrebbe ridotto ad operatore sociale, perfettamente funzionale ai criteri di efficienza aziendale della società civile”. (segue)