MIGRAZIONI: MISSIONI CATTOLICHE ITALIANE IN EUROPA, “LA PIAZZA, LA CHIESA, LA STAZIONE”

” ““Ormai viviamo in una Chiesa multiculturale – ha detto padre Graziano Tassello, direttore del Centro studi sull’emigrazione di Basilea -, per cui è ora di mettere al centro il migrante, che ci ricorda di continuo la necessità di cambiare e di non mettere radici, neanche a livello di strutture”. Secondo padre Tassello “si ha l’impressione che si stia perseguendo a livello ecclesiale una imitazione delle politiche migratorie attuate dai vari paesi europei”, ricorrendo “al mito della parrocchia territoriale come panacea per ogni problema”. Al contrario “il raduno dei diversi gruppi in una medesima comunità locale non è soppressione delle diversità culturali ma accoglienza di quelle ricchezze di cui ciascuno è portatore”: “E’ tempo di convertirsi – ha affermato -, tutte le Chiese locali devono chiedere perdono e imparare a coniugare comunione e diversità. Altrimenti si potrebbero verificare episodi come quello del prete italiano che non fa celebrare matrimoni africani ‘perché fanno troppo rumore'”. Padre Gabriele Parolin, delegato delle missioni cattoliche italiane in Germania e Scandinavia, ha indicato invece tre immagini da tener presente per essere realmente a fianco degli immigrati: la stazione, la piazza e la chiesa-comunità. La stazione perché “rappresenta il legame con la terra d’origine, quindi il desiderio e la lotta per conservare la propria identità”; la piazza come “luogo di incontro e scambio” e invito all’operatore pastorale “a scendere in piazza con il migrante per partecipare con lui alla realtà della società in cui si vive”; la chiesa-comunità che però deve aprirsi all’esterno per non diventare ghetto. (segue)