PAPA: RESO PUBBLICO IL TESTAMENTO, SCRITTO DAL 1979 AL 2000, “DIO VI RICOMPENSI” (2)

L’ispirazione è Paolo VI, il sentimento dominante è quello di essere sempre pronto a morire, se questo è nella volontà del Signore, lo “stile” è quello di collegare sempre la “fine” all'”inizio”… Il testamento spirituale di Giovanni Paolo II è composto di diverse parti (dal 1979 al 2000, con citati in particolare gli anni 1980, 1982, 1985, 1990, più un foglio “senza data”), tutte compilate durante i tradizionali esercizi spirituali che il Pontefice compie nel tempo di Quaresima, in Vaticano. Sull’intestazione del primo foglio, quello che porta la data del 6 marzo 1979, compare il motto del pontificato, “Totus tuus ego sum”. “Durante gli esercizi spiritual – scrive il Papa – ho riletto il testamento del Santo Padre Paolo VI. Questa lettura mi ha spinto a scrivere il presente testamento. Non lascio dietro di me alcune proprietà di cui sia necessario disporre. Quanto alle cose di uso quotidiano che mi servivano, chiedo di distribuirle come apparirà opportuno. Gli appunti personali siano bruciati. Chiedo che su questo vigili don Stanislao, che ringrazio per la collaborazione e l’aiuto così prolungato negli anni e così comprensivo. Tutti gli altri ringraziamenti invece, li lascio nel cuore davanti a Dio stesso, perché è difficile esprimerli”. Già dal 1979, Giovanni Paolo II pensa alla sua morte e dà disposizioni per le esequie: “Per quanto riguarda il funerale, ripeto le stesse disposizioni, che ha dato il Santo Padre Paolo VI”. E in una nota a margine, datata 13 marzo 1992, aggiunge: “il sepolcro in una terra, non in un sarcofago”. Nel testamento, sono contenute altre due disposizioni sul funerale, che risalgono rispettivamente al 1982 e al 1985. “In connessione con l’ultima fase del mio testamento del 6.III.1979 (“Sul luogo/il luogo cioè del funerale/decida il Collegio Cardinalizio e i Connazionali”) – chiarisco che ho in mente: il metropolita di Cracovia o il Consiglio Generale dell’Episcopato della Polonia – al Collegio Cardinalizio chiedo intanto di soddisfare in quanto possibile le eventuali domande dei suoi elencati”. Poi, il 1° marzo del 1985 Giovanni Paolo II precisa che il Collegio Cardinalizio “non ha nessun obbligo di interpellare su questo argomento ‘i connazionali’; può tuttavia farlo, se per qualche motivo lo riterrà giusto” (segue).