PAPA: ARCIVESCOVO C.MIGLIORE (ONU), "UN LEADER MORALE CHE CREDEVA VERAMENTE IN UNA PACE POSSIBILE". L’OMAGGIO DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE E LE CELEBRAZIONI ” “

"Dagli occhi, dal volto, dalle parole del Papa emanava una certezza e una serenità e una fiducia soprannaturale. Anche nei momenti più bui e di sconforto nei confronti della società umana o di qualche responsabile della comunità internazionale, il Papa trasmetteva sempre l’impressione che la pace è possibile". Questo è uno dei ricordi che l’arcivescovo Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, ha confidato oggi al Sir. Giovanni Paolo II aveva fatto visita al Palazzo di vetro di New York il 5 ottobre del 1995 e i rappresentanti della comunità internazionale non hanno mancato di rendergli omaggio in occasione della sua morte. Il segretario generale della Nazioni Unite Kofi Annan ha definito Giovanni Paolo II "un apostolo della pace", "una caratterizzazione postuma molto bella – constata mons. Migliore -, già largamente condivisa mentre era in vita". "Le Nazioni Unite – spiega – hanno molto apprezzato il lavoro svolto dal Santo Padre in favore della pace, soprattutto la sua leadership e la sua autorità morale. Non ha mai usato mezzi politici, economici o militari. Le sue armi ‘politiche’ per fare leva sulle situazioni insostenibili nel mondo sono state la convinzione, la persuasione, la conversione". Difficile concentrare 26 anni di pontificato in poche righe, osserva l’arcivescovo, "chi lo vede come un grande missionario, chi come un grande santo e mistico, chi come educatore e formatore dei giovani, chi apprezza la sua cultura o la sua apertura sociale e il suo lavoro in favore dei poveri…". "A me piace vederlo nella sua figura di leader morale, che ha avuto un impatto forte grazie al suo grande amore per la verità", precisa. Mons. Migliore racconta che la notizia del decesso "è arrivata da noi alle 2.37 del pomeriggio ora locale, da allora ho ricevuto continue telefonate da tantissimi colleghi che presentavano condoglianze anche con testimonianze molto sincere, anche da Paesi dell’ex blocco sovietico e da Paesi islamici. E moltissime reazioni dalla comunità ebraica di New York: è stato commovente ed esaltante vedere come hanno colto e apprezzato il Santo Padre e il suo impegno nell’ambito del dialogo interreligioso come specifica modalità per arrivare alla pace. Questo è un contributo che noi possiamo e dobbiamo dare perché nessun’altro lo può fare. Siamo grati al Signore che gli abbia concesso un lungo pontificato per poter consolidare la sua azione in questo senso". (segue)” ”