"La grandezza trascendente della conoscenza divina non abbraccia solo il passato e il presente dell’umanità, ma anche l’arco ancora nascosto del futuro". Lo ha detto il Papa, che commentando, nell’ultima udienza generale del 2005, la seconda parte del Salmo 138, ha ribadito che "nel libro della vita del Signore già sono scritti i giorni che quella creatura vivrà e colmerà di opere durante la sua esistenza terrena", a partire da quell’"embrione ancora informe" che è la persona umana nel grembo materno.
Nella parte finale della catechesi, Benedetto XVI ha citato le omelie su Ezechiele di san Gregorio Magno, che "un’originale e delicata meditazione riguardante quanti nella Comunità cristiana sono più deboli nel loro cammino spirituale". "Costoro, pur non costituendo la parte più perfetta, dell’edificio spirituale della Chiesa", ha commentato il Santo Padre riportando le parole del padre della Chiesa, vi “vengono tuttavia annoverati in virtù del buon desiderio. È vero, sono imperfetti e piccoli, tuttavia per quanto riescono a comprendere, amano Dio e il prossimo e non trascurano di compiere il bene che possono. Anche se non arrivano ancora ai doni spirituali, tanto da aprire l’anima all’azione perfetta e all’ardente contemplazione, tuttavia non si tirano indietro dall’amore di Dio e del prossimo, nella misura in cui sono in grado di capirlo". Per san Gregorio Magno, dunque, anche i "deboli" nella fede "contribuiscono, pur collocati in posto meno importante, all’edificazione della Chiesa, poiché, sebbene inferiori per dottrina, profezia, grazia dei miracoli e completo disprezzo del mondo, tuttavia poggiano sul fondamento del timore e dell’amore, nel quale trovano la loro solidità". Il messaggio di san Gregorio, ha concluso il Pontefice, "diventa, allora, un invito alla speranza rivolto a tutti, anche a coloro che procedono con fatica nel cammino della vita spirituale ed ecclesiale".