Un invito a "ripensare in profondità il sistema carcerario", attraverso "una grande riforma di sistema" basata su "idee forti", e non su "interventi parziali che alla lunga mostrano i propri limiti", come è avvenuto finora nel nostro Paese. A lanciarlo è Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa, interpellato dal Sir sulla questione dell’amnistia, al centro della seduta in corso oggi a Montecitorio, all’indomani della marcia di Natale promossa da alcune forze politiche per sollecitare interventi in materia. "Già nel 2000 papa Giovanni Paolo II aveva definito opportuno un atto di clemenza, richiesta poi ribadita due anni dopo nello storico discorso al parlamento italiano, in base a notizie che già allora descrivevano la situazione delle carceri come intollerabile. Al di là delle possibili motivazioni elettorali di oggi, il problema si è incrementato". Di qui la necessità, per il giurista, di "migliorare le condizioni di vita all’interno degli istituti di pensa; aumentare la velocità dei processi, visto che in buona parte le carceri sono popolate da detenuti in attesa di giudizio: rivedere i provvedimenti legislativi relative alle sanzioni, facendo ricorso dove possibile a depenalizzazioni, a sanzioni di tipo amministrativo o penali ma diverse e più efficaci rispetto alla limitazione dela libertà personale". Un appello, dunque, a "rivedere in profondità l’intero sistema carcerario", introducendo "pene alternative e più efficaci rispetto alla pena detentiva" e affiancando al sistema penale "un sistema premiale che incentivi i comportamenti virtuosi dei detenuti, per reinserirli quanto prima in un sistema sociale che li accolga".