L’amnistia è "un atto politico, non di giustizia, meno che mai un atto di solidarietà umana". A puntualizzarlo al Sir è Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani (Ugci), che nel giorno in cui la Camera è riunita in seduta straordinaria per valutare le modalità e il calendario parlamentare del provvedimento di clemenza invocato dai promotori della marcia di Natale per l’amnistia ricorda che in Italia, dopo l’amnistia concessa alla fine della prima guerra mondiale per i delitti compiuti dallo Stato fascista, l’amnistia "ha una finalità strettamente pragmatica, finalizzata allo sfoltimento della popolazione carceraria, che nulla ha a che vedere con la giustizia, ma neanche con la solidarietà". Più che ai detenuti, sostiene infatti il giurista, "l’amnistia serve all’ordinamento giudiziario che non riesce a reggere l’impatto della carcerazione; a parte la libertà, in seguito all’amnistia i detenuti non ricevono nessuna delle previdenze post-carcerarie a cui avrebbero diritto". "Coniugare l’esigenza punitiva, di tipo penale, con il rispetto dei diritti fondamentali della persona condannata penalmente": è questa, secondo D’Agostino, la strada da seguire per "umanizzare" il mondo carcerario, partendo dalla consapevolezza che "l’essere puniti non è un’umiliazione della dignità della persona, ma l’unica possibilità per un criminale di ottenere il reinserimento sociale, attraverso sanzioni afflittive, ma non per questo inumane". Visto che "il sistema carcerario di stampo illuministico è fallito", per le sue "conseguenze ineluttabili di violenza, degradazione e scuola del crimine", la proposta del giurista è quella di "introdurre un sistema di forme alternative al carcere", come le pene che nel Medioevo colpivano l’onore delle persone, degradandole di rango.