"Può esistere uno Stato moderno laico, che tuttavia non è neutro riguardo ai valori, ma vive attingendo alle grandi fonti etiche aperte dal cristianesimo". A citare l’esempio di "uomini di Stato cattolici" nel periodo tra le due guerre mondiali e "ancora di più dopo la seconda guerra mondiale" è stato il Papa, durante gli auguri natalizi alla Curia Romana. Dedicando la parte più cospicua del suo discorso ad un bilancio dei 40 anni trascorsi dal Concilio, il Santo Padre ha ricordato che "la dottrina sociale cattolica era diventata un modello importante tra il liberalismo radicale e la teoria marxista dello Stato" e ha indicato come uno dei compiti più importanti del Concilio quello di "definire in modo nuovo il rapporto tra Chiesa e Stato moderno, che concedeva spazio a cittadini di varie religioni ed ideologie, comportandosi verso queste religioni in modo imparziale e assumendo semplicemente la responsabilità per una convivenza ordinata e tollerante tra i cittadini e per la loro libertà di esercitare la propria religione". "Se la libertà di religione ha precisato Benedetto XVI – viene considerata come espressione dell’incapacità dell’uomo di trovare la verità e di conseguenza diventa canonizzazione del relativismo, allora essa da necessità sociale e storica è elevata in modo improprio a livello metafisico ed è così privata del suo vero senso, con la conseguenza di non poter essere accettata da colui che crede che l’uomo è capace di conoscere la verità di Dio e, in base alla dignità interiore della verità, è legato a tale conoscenza". "Una cosa completamente diversa", ha puntualizzato il Pontefice, è invece "il considerare la libertà di religione come una necessità derivante dalla convivenza umana, anzi come una conseguenza intrinseca della verità che non può essere imposta dall’esterno, ma deve essere fatta propria dall’uomo solo mediante il processo del convincimento" (segue).