“L’umanità si deve assumere la responsabilità della terra” e i cristiani “sono chiamati a stimolare un dialogo pubblico creativo sull’argomento” rendendosi conto “che si tratta di uno dei grandi cantieri del futuro”. E’ quanto si legge nell’editoriale dell’ultimo numero di “Europe infos”, mensile della Comece (Commissione degli episcopati della comunità europea) e di SirEuropa, dedicato al rapporto tra cattolici e politiche energetiche. “Le questioni di sicurezza energetica e di cambiamento climatico saranno” nei prossimi anni “di prim’ordine” per l’Europa, osserva Noël Treanor, segretario generale della Comece; di qui la necessità di “una politica energetica comune” il cui “processo di negoziazione sarebbe un provvedimento precauzionale, data la vulnerabilità delle risorse energetiche”. “Per garantire gli approvvigionamenti energetici – si legge ancora nell’editoriale – il potere collettivo degli Stati membri nel processo di negoziazione con fornitori esterni sarebbe assai più efficace rispetto ad un processo unilaterale o bilaterale. La messa in comune delle risorse energetiche consentirebbe la gestione prudente e coordinata delle risorse restanti”. “Un argomento delicato” di cui, per Treanor, “i politici europei devono cominciare a preoccuparsi”. “Secondo la teologia cristiana della creazione – osserva ancora – l’umanità si deve assumere la responsabilità della terra”. Di qui, conclude, il compito dei cristiani: consapevoli “che si tratta di uno dei grandi cantieri del futuro, sono chiamati a stimolare in dialogo pubblico creativo sull’argomento, in modo che i politici possano svolgere un ruolo di guida nel settore”. ” ”