Alla vigilia di Natale i paramilitari colombiani minacciano di morte la Comunità di pace di San Josè Apartado, realtà famose per resistere pacificamente alla violenza della guerriglia e dell’esercito. L’appello è arrivato direttamente dalla Comunità di San Josè Apartado e rilanciato in Italia dal Centro studi difesa civile (collegato all’Associazione per la pace). In passato ad ogni minaccia sono seguiti tragici eventi. Nel febbraio 2005 sono state uccise 8 persone, fra cui tre bambini e il leader comunitario Luis Eduardo Guerra, e il 17 novembre scorso è stato eliminato un altro leader comunitario, Arlen Salas David. “Tranquilli, si avvicina la vostra ora”, è la terribile minaccia rivolta ad alcuni abitanti della comunità da Wilmar Durango, un paramilitare già noto per aver partecipato ad altri omicidi contro la comunità. A conferma dell’imminente massacro, l’invito a lasciare la comunità rivolto da un altro paramilitare colombiano ad un suo conoscente: “La voglio avvisare perché la conosco da anni – avrebbe detto il paramilitare -, affinché dica alla sua famiglia di andarsene da San Josècito, poiché a fine anno abbiamo pianificato un’entrata per fare un massacro. Sarà tra il 24 e il 31 più o meno, stiamo negoziando con la polizia e l’esercito perché ne escano puliti". “In una situazione come quella colombiana, il periodo natalizio è particolarmente temuto dalla Comunità di pace – spiega Dino Garcia Duranti, del Centro studi difesa civile, che è stato per 8 mesi volontario con le Peace Brigades International a San Josè de Apartadò – ed è purtroppo propizio alla violazione dei diritti umani, in quanto l’attenzione internazionale è minore. E la capacità di sorvegliare delle ambasciate, consolati e reti di appoggio è più lenta”.