“Siamo le donne e gli uomini detenuti nella Casa Circondariale della città e scriviamo a voi, persone libere, confidando nella sensibilità e attenzione nei nostri riguardi in quanto, anche se il carcere di Rovigo si trova nel centro del capoluogo, noi ci sentiamo una realtà estranea!”: comincia così il testo di una cartolina che in questi giorni i detenuti delle sezioni maschili e femminili della Casa Circondariale di Rovigo, con il sostegno del Coordinamento dei volontari del carcere, hanno inviato a tutta la popolazione della città per porgere gli auguri di Natale e chiedere attenzione alla propria condizione. “L’esilio del carcere, in effetti, rende il tempo di detenzione una ulteriore afflizione, aumentando l’emarginazione dal territorio e l’allontanamento dalle famiglie e dagli affetti, anziché essere un’occasione di recupero e reinserimento sociale”. “Abbiamo un forte desiderio – scrivono i detenuti – di poter incontrare quanti fra di voi sono disponibili ad intraprendere un dialogo con noi. Da parte nostra lasciamo aperto ogni spiraglio per condividere proposte, idee e soprattutto un confronto umano attraverso il quale arricchirci reciprocamente, noi detenuti e voi cittadini”. “Il tutto cade – segnala il Coordinamento dei volontari del carcere – in un momento storico particolare segnato profondamente dal sovraffollamento e dalle attese che da diversi anni in questo periodo vengono alimentate da parte di un certo mondo della politica e del sociale per la concessione di amnistie o indulti, cosa che puntualmente non avviene e lascia nel dolore e nella solitudine le persone recluse”. “Sarebbe il caso – ha affermato Livio Ferrari, direttore del Centro Francescano di Ascolto di Rovigo e fondatore della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia – che prima di fare certe operazioni, considerata l’esperienza, si procedesse senza enfatizzare il tutto sulla stampa, perché i detenuti poi sentono ancora di più il dolore del loro stato e l’atteggiamento vendicativo che da troppi anni il Parlamento ha assunto nei confronti di questa popolazione”.