Affermare "il valore della famiglia-istituzione, fondata sul matrimonio", non è una "questione cattolica" che possa dividere la società in "cattolici" e "laici". A ribadirlo è il Cif (Centro Italiano Femminile), nel documento finale diffuso oggi del Convegno nazionale svoltosi nei giorni scorsi, a Roma, sul tema "La famiglia in una società plurale". Le "modalità diversificate" di famiglia, che dipendono "da modi diversi di rapportarsi dell’uomo e della donna, in quanto coppia, per poter garantire, nelle rispettive situazioni storiche, il raggiungimento delle fondamentali finalità di solidarietà e di responsabilità sociale", per il Cif non intaccano infatti "l’immutabile paradigma antropologico fondamentale", in base al quale la famiglia come istituzione sociale "può essere declinato soltanto al singolare, fino a costituire un a-priori per la comprensione sia dell’essere umano, che della stessa organizzazione sociale". In questa prospettiva, è la tesi dell’associazione, "ogni pretesa di riconoscimento o di legittimazione in quanto famiglia di esperienze che si allontanano o non corrispondono al paradigma antropologico fondamentale" vanno considerate "un inganno giuridico ben diverso da una conquista socio-antropologica". Riferendosi indirettamente alla questione delle coppie di fatto, il Cif denuncia anche "l’inappropriata contrapposizione fra famiglia degli affetti e famiglia istituzione", che "rivela, nella cultura diffusa, un’inquietante non conoscenza della realtà della comunità familiare e dell’istituto matrimoniale", fatto di rapporti di "reciproco scambio, accoglienza, trasmissione della vita, produzione di valori e quindi di modelli culturali, sia su un piano verticale fra generazioni diverse, sia su un piano orizzontale, in quanto famiglia comunità".