CONVEGNO SUL SACERDOZIO: MONS. FISICHELLA, NO A "EMARGINAZIONE DEL CRISTIANESIMO", AL PRIMO POSTO LA "SACRALITÀ DELLA VITA"

"Una società che volesse escludere o solo emarginare il cristianesimo sarebbe per ciò stesso destinata a un’inevitabile distruzione". Lo ha detto mons. Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, intervenendo oggi al Congresso internazionale promosso dalla Congregazione per il Clero, in collaborazione con l’ateneo citato, nel 40° anniversario della promulgazione del decreto conciliare "Presbyterorum Ordinis". "In ogni tempo, in ogni cultura che abbia creato progresso e sia stata promotrice di ricchezza intellettuale – ha proseguito il relatore – il cristianesimo è sempre stato presente come stimolo per produrre una cultura capace di esprimere un vero umanesimo e come forte strumento di coesione per la società". Il dovere che vale per ogni credente, ma che per il sacerdote acquista "maggior obbligatorietà", è dunque "la conoscenza dei fenomeni culturali che sono alla base dei comportamenti delle persone e della società": la presenza del credente, per Fisichella, si rivela infatti "necessaria nell’agone delle idee e dei progetti perché non avvenga che quanti hanno non solo il diritto, ma la responsabilità di intervenire nel pubblico dibattito siano strumentalmente confinati in un angolo con una emarginazione del tutto ingiustificata". Dinanzi al "soggettivismo" e ad una cultura "per molti aspetti anti-cristiana", occorre quindi contrastare "le tendenze attuali che vedono la sperimentazione come il culmine della scienza e del progresso, ma anche "il fenomeno sempre più marcato del condizionamento espresso dai modelli televisivi": una "trappola dell’effimero" pericolosa quanto "l’eclissi del senso di Dio". Tra le sfide da raccogliere, il relatore ha indicato il primato della tecnica, che impone "visioni del mondo prima inaspettate", ed "il problema della concezione della vita umana", che tende ad oscurare la "sacralità della vita" con "l’arroganza di voler dare a tutto una spiegazione scientifica" e mette in crisi la famiglia fondata sul matrimonio, tramite "una visione individualista ed egoista della relazionalità tra le persone".