CEI: MONS. AMBROSIO, "SI PUÒ, ANZI SI DEVE, ANNUNCIARE IL VANGELO. E SI PUÒ, ANZI SI DEVE, MIGLIORARE LE STRATEGIE DI EVANGELIZZAZIONE"

Dinanzi alla "novità" e alla "drammaticità" della nuova questione antropologica è necessario che le democrazie occidentali ripensino il loro "modo di rapportarsi alle tradizioni religiose e all’etica pubblica". Ripensamento che riguarda anche "le stesse tradizioni religiose e dunque anche il cattolicesimo italiano". E’ l’idea sostenuta da mons. Gianni Ambrosio (testo integrale), consulente del Servizio nazionale per il progetto culturale nel corso del suo intervento al VII Forum del progetto culturale apertosi oggi a Roma sul tema "Cattolicesimo italiano e futuro del Paese". Per quanto concerne i cattolici , ha detto il consulente, "appare necessario superare il dubbio sul modo di intendere il rapporto fra ‘Chiesa e mondo’. Il dubbio potrebbe essere espresso così: l’oggi della nostra storia non appare un kairos, un momento favorevole. Ritengo che sia decisivo ricuperare la forte convinzione iniziale e inaugurale del cristianesimo: oggi è il tempo nuovo, il tempo del Regno di Dio che si è fatto vicino. Sembra che, dopo duemila anni, il dubbio faccia vacillare la convinzione iniziale e inaugurale". Per questo "si può, anzi si deve, annunciare il Vangelo e migliorare le strategie di evangelizzazione. Su questo tutti i cristiani concordano". Il dubbio agisce "sul modo di intendere e attuare l’annuncio, provocando una diversa rappresentazione della presenza dei cristiani nella storia e nella società di oggi. I cristiani devono essere come una goccia in mezzo al mare, accettando cioè la realtà dura di una società che è uscita dalla religione, dove però, sarebbe possibile un cristianesimo più evangelico". Per mons. D’ambrosio "occorrerebbe dare maggior risalto alla Chiesa come popolo di Dio. Sulla strada indicata dal Magistero, è l’intero popolo di Dio che deve far emergere l’intima connessione tra l’annuncio di Cristo e le esigenze spirituali, morali e culturali che il Magistero va enunciando. Questa consapevolezza – ha concluso – è certamente presente nella coscienza credente ma deve ancora fare molta strada".