L’auspicio che nel dibattito culturale del Paese "non continui ad affiorare esclusivamente l’autorevole esercizio di discernimento condotto dal presidente dei vescovi italiani, che nelle sue prolusioni dà voce al formarsi di un giudizio collegiale. Servono invece tante e tante mini-prolusioni. Non importa se scritte: importa che segnalino processi di pensiero". A esprimere questo "sogno" è stato Dino Boffo, direttore del quotidiano "Avvenire", prendendo – questa mattina a Roma – la parola (testo integrale) al VII Forum del progetto culturale su "Cattolicesimo italiano e futuro del Paese". Nel suo intervento, Boffo ha richiamato i cattolici a fare un esame di coscienza. "Francamente ha detto ammetto di riscontrare, proprio in merito alla capacità di osservare il mondo, uno dei nostri deficit più desolanti". Occorre invece "avere una curiosità indomabile sul mondo e sull’uomo" che spinge a guardare la realtà "senza lenti oscuranti o appiattenti", senza "presunzione e saccenteria, ma anche senza accondiscendere ad alcun complesso o soggezione". Al guardare segue subito dopo il compito di "farsi carico ha aggiunto Boffo della sorte comune, la quale proprio in quanto comune finisce per essere terra di nessuno o peggio di parzialissimi (inconfessabili) interessi". Da qui, la difesa sulla legittimità ad essere presenti nella vita politica e culturale del Paese. "Che Chiesa e politica ha detto Boffo – siano liberi e sovrani ciascuno nel proprio ambito, è davvero fuori discussione. Se si vuole tuttavia raccogliere l’inquietudine e l’insoddisfazione che da varie parti filtrano, e che vengono proiettate talora in modi bizzarri, è necessario che la vita della comunità civile, con le sue leggi e i suoi diritti, sia attraversata dai problemi e dalle sfide che le culture religiose pongono all’uomo contemporaneo".