Secondo Alici in tale situazione crescono "due tendenze opposte": da un lato un risveglio identitario, veicolato da forme di irrigidimento fondamentalista; dall’altro una deriva libertaria, che tende a legittimare l’autonoma affermazione di legami volontari. Chiaro il riferimento alle "coppie di fatto", definite “organismi sociali geneticamente modificati” (Osgm), che con disinvoltura si cerca di trapiantare nel vissuto collettivo prefigurando una loro sostanziale omologazione giuridica rispetto allo statuto di “società naturale”,che la nostra Costituzione riconosce alla famiglia fondata sul matrimonio". “Se tu non vuoi, perché devi impedire che io possa?” questo per Alici, sembra essere "il dogma essenziale del credo libertario, nei confronti del quale è legittimo chiedersi se si tratti veramente di un assioma indolore o se, al contrario, non debba essere considerato come un vero e proprio teorema, che impone a chi lo difende l’onere della prova”. Interrogandosi, infine, su quale contributo i cattolici italiani possono offrire al futuro del Paese il filofoso non ha dubbi: "il cattolicesimo italiano che, a partire dal convegno ecclesiale di Palermo, si è ben esercitato nel discernere i segni dei tempi, è ora chiamato a scrivere a due mani una pagina nuova nel futuro del Paese, usando l’alfabeto di tutti: con una mano dovrà impegnarsi ad onorare coerentemente il primato di Dio, continuando ad offrire attestazioni plausibili della sua trascendenza e del suo amore che si è reso visibile; con l’altra dovrà elaborare una testimonianza altrettanto alta e credibile in difesa della persona umana, e persino addurre prove inequivocabili della sua esistenza fragile e preziosa, che paradossalmente oggi rischia di diventare invisibile".